Estasi e canto - Amida Shu Podcast 102 - 26 ottobre 2020 - Traduzione italiana

Il buddismo nel mondo moderno ha stimolato un enorme numero di scuole accademiche e ci sono innumerevoli libri. Quante cose si possono studiare! Poi, d’altra parte, c’è l’idea del buddismo come modo di vivere, e devo dire spesso un modo di vivere severo che enfatizza le questione morali ed etiche. Evita le cose frivole! Ma in tutto questo non dovremmo perdere il contatto con la dimensione del buddismo chiamata bhakti.

Quando ero ad Assam, ho parlato con un musicologo. Assam è stato soltanto Indù negli ultimi 150 anni circa, prima era buddista e seguiva una forma di buddismo prevalentemente centrato su Amitaba. Questo ricercatore era convinto che questo tipo di canto  ipnotico che ora è usato dagli indù (quello che probabilmente associate agli  Hare Krishna) ha avuto origine nel buddismo, era una forma buddista.

Per quanto si sa, il buddismo delle origini era estatico. Era poetico, era melodico, era pieno di canti e canzoni. Molti degli insegnamenti del Budda erano trasmessi in versi e questo spesso si é perso nella traduzione. Ricordo che ero seduto su un tetto a Delhi con un gruppo di buddisti, e tutte le donne stavano cantando una canzone le cui parole tradotte suonavano così:

Mia madre mi sgriderà e mi dirà che sono stupido,

ma io fuggirò e mi unirò al buddhasangha

Mio padre mi farà la predica e mi dirà che sbaglio,

ma io fuggirò e mi unirò al buddhasangha

Mio marito mi picchierà e mi dirà che non posso andare via,

ma io fuggirò e mi unirò al buddhasangha

Mio fratello mi rinchiuderà in un armadio buio

ma io fuggirò e mi unirò al buddhasangha

E questo era cantato con grande giubilo, risate e così via.

Vedete, la consapevolezza originariamente significava avere la mente piena di Darma e ciò significa che il Darma doveva essere ricordato, e per renderlo memorabile il Budda usava canzoni, rime, battute, ritmo.

Potremmo dire:

“Prendo rifugio nel Budda, prendo rifugio nel Darma, prendo rifugio nel Sanga”

Ma in pali diciamo:

Buddhaṃ saraṇaṃ gacchāmi
Dhammaṃ saraṇaṃ gacchāmi
Saṅghaṃ saraṇaṃ gacchāmi

….e questo dovrebbe essere accompagnato da un tamburello o qualcosa di simile.

Ecco un verso del Dammapada:

“La mente precede le condizioni

la mente è il capo, esse sono generate dalla mente

Se si parla o agisce con mente pura

seguirà la felicità

così come l’ombra ci segue e non ci lascia mai”.

Bene, potete vedere, è alquanto poetico!

Se andiamo nella lingua pali, originariamente potrebbe suonare come:

Manopubbaṅgammā dhammā

Manoseṭṭhā manomayā

Manasā ce pasannena

Bhāsati vā karoti vā

Tato naṃ sukhaṃ anveti

Chāyā va anapāyinī

Quindi, non perdiamo la musica del Darma!

Non perdiamo l’aspetto estatico!

Non diventiamo così sobri da perdere la felicità!

Si intendeva che Buddadarma deve alloggiare nella mente. Talvolta potreste avere sperimentato una canzone che si blocca nella mente, magari una canzone pop che gira e rigira e non potete liberarvene. Conoscete questa esperienza. Per tutto il giorno questa melodia ritorna. Ecco come dovrebbe essere il Darma. Il Darma è nella vostra mente così: come qualcosa di cui non ti puoi liberare.

Il Budda scrisse 1000 canzoni, forse di più. Così, spero che in qualche modo possiamo portare qualcosa di questo nella nostra pratica.

Namo Amida Bu

Grazie 1000!

Dharmavidya

David

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